UNA DOMENICA QUALUNQUE
Ragazzo appassionatissimo di ferrovie (era nel Dna di famiglia, avi e parenti
addirittura SFAI, R.A. e poi FS), viaggiavo moltissimo - in treno è ovvio -,
l’avventura mi affascinava e oggi è ancora così.
Tra tutte le linee,
una in particolare destava la mia ammirazione, dato che era di casa
e siamo cresciuti assieme: la F.M.P., ovvero la ferrovia Mantova -
Peschiera.
Era un giorno come tanti, quella domenica 30 aprile 1967. Per
la gente una domenica qualunque. Meno per i passeggeri
dell’automotrice FMP Aln 72-403,
partita da Peschiera come A 125 alle 18,52 in perfetto orario
e diretta a Mantova.
Troppa gente in piedi, nessuno parlava, il rombo dei motori ci
avvolgeva...
Che non fosse una corsa normale, lo si respirava nell’aria.
Il forte e ravvicinato martellamento delle ruote sui giunti e lo
sbandamento della pur stabile automotrice, unito al quasi
continuo suono della tromba, come un cupo lamento, comunicava ai
passeggeri uno stato di malessere, di inquietudine, di tristezza.
Eppure la velocità era ridotta e il tachimetro stabile attorno ai 60
kmh.
Tutto era semplicemente assurdo, come in un racconto di Kafka. Dalla cabina vedevo
solo erba e qualche
sasso.
Ma i binari? Confusi nel mezzo erano due linee scure, quasi nere.....
Reggendomi forte al battente della porta per mantenere
l'equilibrio,
provavo a
chiudere e riaprire gli occhi.
E’ un incubo, ora passa!
Pensavo: ma a 100 all'ora, che succederebbe? E ancora: com’è
possibile far servizio in queste condizioni, al limite dello
sviamento in linea? Com'era possibile far servizio in queste condizioni con 19
corse giornaliere? Assurdo e grottesco!
Lo stato di abbandono era nei fatti e nei pensieri, irrevocabile!
E tornava l’eco delle parole che si sentivano in giro, un ritornello
ben noto: “non si può continuare così, è pericoloso….è
pericoloso….ma si, è giusto, è giusto, in fondo lo fanno per la sicurezza dei
viaggiatori....vuoi aspettare che succeda una disgrazia...?”.
Ad un tratto la velocità aumentò e il martellamento
diminuì di molto. Lo sbandamento poi, era cessato come per
incanto.
Ecco, pensai, non è vero, la gente sbaglia. Ci sono buone speranze!
Guarda in curva com’è stabile e siamo oltre i 90…! Senti i motori
come cantano allegri...!
La voce secca del macchinista, come un fulmine a ciel sereno
scosse tutti e mi illuminò. ..."Vedete che differenza? Se avessimo
anche noi questo ferro, andremo a Peschiera in mezz’ora e saremo
salvi… ma non c’è niente da fare ormai… decisioni dall’alto…..
politica…! NOi gli diamo solo fastidio...."
Intanto dai finestrini della cabina, si delineava
il profilo inconfondibile della città virgiliana.
Le rotaie da 36 delle F.S. assolvevano da ogni e qualsiasi colpa la
potente e bella 72. Altrochè ruote quadre, carrelli instabili,
obsolescenza e via dicendo. La verità vera era questa, ora chiara persino
nella mente di un ragazzo: la FMP era stata condannata premeditatamente e senza appello.
Volutamente umiliata.
Umiliata da rotaie logore e fatiscenti, da traversine rotte e marcite,
sprofondate nell’erba. 33 anni di continuo servizio, aggravato da una
guerra mondiale e quasi nessuna manutenzione, ma perchè?
E perché ora interveniva la politica a condannare una linea importante,
anziché migliorarla, come doveroso?
Lo stridore dei freni e la discesa rapida della gente, mi risucchiò
al marciapiedi del primo binario della stazione. Ma non mi allontanai. Guardavo in
silenzio la 72, come la recluta guarda il suo colonnello: sull'attenti!
Nell'alata livrea bianco-azzurra era bella, molto più bella delle altre littorine,
molto più potente, veloce e comoda di
certe “littorine” FS e ritornavano martellanti i perchè...
Nessuna risposta era plausibile, provavo frustrazione e rabbia per come tutto
fosse stato programmato. In giro ti dicevano: "....ma si,
è giusto, in fin
dei conti lo fanno per la
nostra sicurezza...". Pareva addirittura necessario: "....vuoi
aspettare la disgrazia...?".
No, la disgrazia no! Noi aspettavamo solo i binari e le traversine, magari quelle che erano a
Valeggio e che fine avevano fatto...?
"Roberto, cosa ci fai ancora qui? Vai a casa che ti aspettano.." Quella voce la conoscevo bene,
sopratutto conoscevo il suo berretto rosso che incuteva obbedienza e un certo timore. Poi,quasi
mi leggesse nel pensiero, continuò: "Va in deposito.... corse soppresse, domani
arrivano gli autobus, è finita, è finita!"
Ecco la verità, chiara e terribile: era tardi,
troppo tardi per tutto, per le parole e per il sole, anche lui
al tramonto!
Ma Capo...non è giusto... non gli interessavano le mie parole...
"Vai, vai, cosa fai ancora qui..?" Con gesto deciso alzò la paletta....
Il ruggito improvviso dei potenti motori (330 cv), cancellava parole e
speranze. La 72 si allontanava pian piano dal mio sguardo e il suono
della tromba era sempre più lugubre, o così pareva alle mie orecchie. Le bianche ali volavano per
l’ultima volta e
si confondevano con l’azzurro fumo degli scarichi, nel blu della sera.
D'improvviso tornò il silenzio.
E col silenzio, un brivido lungo la schiena. Addio 72, verrò
a S. Antonio per vederti ancora, ma non sarà più lo stesso…..
Passo dopo passo verso casa, ripetevo mentalmente tutti i suoni e i
rumori,il minimo galoppante dei diesel a 2 tempi e il loro ruggito sotto sforzo,
il martellare dei giunti
e l’eco della tromba. Dovevo tenerli in mente. Non li avrei mai più
risentiti.
Quella tromba poi…..
ora ne sono sicuro: era il grido di dolore della 72. "Addio, non
dimenticarmi...ho solo 10 anni...!" Così, precocemente e quasi ineluttabilmente,
finiva l’avventura iniziata solo 33 anni prima. Un’avventura partita
con ambiziosi progetti, naufragata giovane e incolpevole, miseramente nel buio di una sera!
Come sempre però, la 72 aveva compiuto fino in fondo il suo Dovere,
riportando a casa in perfetto orario, il suo ultimo passeggero. Erano
le 19,45 di una domenica qualunque!
Dopo 38 anni quel ragazzo non c’è più. O forse è solo nascosto.
Sono cambiate le cose e sono
cambiate le persone. Ora c’è un altro ragazzo,
ha lo stesso cognome ma un altro nome, un altro volto e anche lui chiede
perchè...
... E quando, nel silenzio della sera, il ragazzo di allora ripensa al primo binario est, nulla è cambiato.
Su quel binario tutto è come allora e da molto lontano arriva il suono di una tromba che ancora lo
chiama... Un lamento lugubre nel tramonto...
Non dimenticarmi... Non dimenticarmi....
No, non ho dimenticato, non si dimenticano le cose amate e le ingiustizie....
Roberto