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TRENO 8017 - L'ULTIMO VIAGGIO
ANALISI DI UNA TRAGEDIA

(Dal libro “Maestri e Musi neri – Vite da ferrovieri”
di Roberto Mattioni)





Locomotiva 480   Locomotiva 476




Sono trascorsi oltre 60 anni dalla spaventosa sciagura del treno 8017, che ebbe il suo epilogo nella Galleria delle Armi, sulla linea Battipaglia-Potenza il 3 marzo 1944.

Pochi sanno che fu la più grave sciagura ferroviaria di tutti i tempi, sia per il numero di morti (521), sia per la difficoltà di ricostruire la verità storica e accertare responsabilità. Complice la censura del periodo bellico e un insieme di circostanze, il tutto è rimasto avvolto nel mistero e nessuno pagò...

Il treno 8017 deragliò? Si scontrò? Subì incendi o attentati? Dentro quella che ancor oggi chiamano la «galleria della morte» avvenne una tragedia di enormi proporzioni che suscitò grande scalpore, non solo in Italia. In mancanza di dati ufficiali (esiste solo un superficiale rapporto dell’allora commissione Badoglio...), la fantasia, la suggestione, l’interesse e spesso la superficialità e la non conoscenza tecnica delle cose ferroviarie, hanno giocato ruoli importanti in chi tentava di ricostruire i fatti.

Nel tempo, l’Europeo (che ha ripubblicato recentemente l’articolo del 1956), Selezione, giornali nazionali e internazionali, riviste e perfino la Rai, si sono occupati dell’episodio. Nonostante ciò, non si sa ancora come si sono svolti esattamente i fatti. Non si volle o non si potè accertarli? E perché? Come potè realizzarsi una tale tragedia? Innumerevoli e non trascurabili appaiono ancor oggi i punti di domanda, per chi vuole approfondire l’argomento.

Facciamo alcuni esempi. Le locomotive del treno erano americane, austriache o italiane, erano elettriche, a vapore o diesel? Quante erano e come disposte? C’era a bordo un killer che asfissiava? I comandi americani e quelli italiani andavano d’accordo tra loro? Di chi le maggiori responsabilità? E i ferrovieri hanno colpe? I carri del treno erano centinaia o qualche decina? Il tempo influì sul disastro? Pioveva, nevicava o c’era il sole? Che giorno era esattamente...? E ancora. C’era una scorta militare sul treno? Vigilava o no? Quanti erano e di che nazionalità? Inglese, americana o italiana? Sono tutti morti? Come mai certe stazioni citate in alcuni articoli, risultano situate in altre linee e le gallerie sono diverse nei nomi e nelle caratteristiche? Qual è la verità? Di chi fu la colpa del disastro? Dei contrabbandieri o dei borsari neri? Fu sabotaggio o attentato? O fu il carbone assassino...? Nemmneno sui morti si concorda.... variano dai 400 agli oltre 600, a seconda delle fonti. Su nomi e situazioni vi sono dei contrasti... e chi più ne ha, più ne metta ...

Crediamo sia finalmente giunto il momento di ricostruire i fatti oggettivi e spiegare dei perchè, dopo oltre 60 anni! Come non è accettabile liquidare solo con la motivazione ”tragico destino” una immane tragedia, così non lo è, attribuire colpe e fare illazioni, senza conoscere...!

Nemmeno si può concordare col giornalista che sostiene che oggi, non essendovi più testimoni, non è più possibile ricostruire i fatti... Per rispetto alla memoria storica a cui siamo attenti, come associazione del settore, accettiamo questa sfida.

Faremo un’analisi senza presunzione di bacchetta magica, ma ricostruiremo i fatti nei dettagli, usando testimonianze inedite di ferrovieri, scritti ed esperienze personali e dati tecnici esclusivi. Saranno poi i lettori a giudicare e avranno finalmente gli elementi per farlo.

Un amico a cui ho raccontato la storia, alla fine mi disse allibito: Ma si poteva evitare? Risposi: Sì, si poteva solo se almeno una delle 12 condizioni elencate, fosse variata. Una qualunque, scegli tu. Fino all’ultimo istante, dentro quella galleria, nonostante una sequela di avvenimenti negativi abbiano concorso assieme a determinare la tragedia, c’era ancora una speranza... Ma anche l’ultima tragica circostanza si realizzò e fu la fine ....






Pubblichiamo un interessante testo pervenutoci dall’ing. Argenziano inerente la tragedia di Balvano 1944. E’ un drammatico spaccato di vita vissuta che ripercorre quegli ultimi terribili momenti e il fatto che sia in dialetto locale, lo rende ancora più vivo e immediato. Grazie all’amico ing. Salvatore Argenziano per questo suo contributo.

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