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Locomotiva a vapore



L’OSTIGLIA ... QUEL “PICCOLO” BINARIO DI CAMPAGNA...

Da “Maestri e Musi Neri, vite da ferrovieri” di Roberto Mattioni

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Sulla linea Treviso Ostiglia littorina presso Orgiano Ostiglia, metà anni ’50. Fine estate, mattina molto presto. Sul marciapiede della stazione, neanche l’alba, dopo una notte quasi insonne per l’emozione. Cosa rappresentassero le F.S. per il sottoscritto, allora ragazzino, l’ho già descritto, in ogni caso, la risposta è scontata per chi si è nutrito di pane e... ferrovia.

Questa condizione e altre favorevoli, avevano fatto di me il “macchinista in erba” del D.L. mantovano (una sorta di mascotte) e a migliorare l’apprendimento e le capacità pratiche (oggi si direbbe l’immagine), dedicavo ogni mio sforzo, appena possibile. Ero insensibile a fatiche e sacrifici, levatacce comprese, perchè l’inesauribile sete di avventura e di cognizioni tecniche mi pervadeva fin da allora.... Indubbi sono stati i risultati e se guardo indietro, mi ritengo privilegiato. Posso solo rimpiangere quei tempi.....

Se scrivo è proprio per ricordarli e ricordare al contempo persone, cose e... macchine, che non ci sono più, ma che non devono essere dimenticate, fanno parte della nostra storia e non certo di quella minore. Sono convinto sia compito di noi appassionati impedire l’oblio e l’indifferenza e con questo spirito, è giusto che ognuno contribuisca come può. Fedele a questo principio, dal 2003 ho attivato anche il sito internet Treni e Ferrovie.it che intende sensibilizzare i visitatori, nonché porgere approcci non consueti al nostro appassionante mondo e a chi l’ha vissuto da protagonista, ma cominciamo l’avventura......

......Roberto, stai ancora dormendo? No papà, sono ben sveglio, il cappuccino era buono... Bene, guarda sta arrivando Rubino con la 64 (Rubino è l’aiuto macchinista..... prezioso..... di cui ho già scritto). Oggi, per giunta, arriva anche l’onorevole da Roma, lo sai!

La piccola FIAT Alb 64-131 aveva dormito sicuramente meglio di me. Nel suo ricovero (ex rimessa vapore) poteva guardare (beata lei) le due linee Verona-Bologna e Ostiglia-Treviso (lim. Grisignano di Zocco), la piattaforma girevole e osservare il movimento (e chissà che bei ricordi nella rimessa: quante vaporiere erano passate di là, ne arrivavano ancora coi merci e lo si sentiva anche nell’aria...). La sera prima avevo espresso (ingenuamente) il desiderio di rimanere anch’io lì con lei a respirare il profumo del vapore, forse vedere una 741 o una 743, ma guai... non si poteva proprio...! Con mia sorpresa, mi fu detto però che sull’Ostiglia correvano brutte voci: ramo secco ... dipendeva anche da un “potente” onorevole, se si trasferiva qui, non aveva più bisogno della linea, le F.S. risparmiavano... e via così....

Vero o falso che fosse tutto ciò, ancor prima di vederlo, mi era già antipatico!
L’onorevole in questione, era un accanito cacciatore e secondo lui non c’era di meglio delle grandi valli veronesi per le lepri e i fagiani. Poiché era anche, a modo suo, appassionato di ferrovie (dove viaggiava gratis) univa l’utile al dilettevole. A quei tempi poi, si viaggiava quasi solo in ferrovia, sulle medie e lunghe distanze. La ferrovia la faceva da padrona anche nei films, le strade e le infrastrutture portavano ancora i pesanti segni della guerra mondiale passata, il boom economico e automobilistico era ancora fantascienza.....

Dai, che fra poco arriva il direttissimo da Roma.... Mi raccomando con l’onorevole, comportati bene, saluta rispettosamente: “Buongiorno Onorevole...” lo sai che ci tiene all’etichetta... Mentre queste parole mi frullavano in testa, Rubino con la 131, stava frenando proprio vicino al primo pilone della pensilina (punto strategico di ritrovo dei “Romani”). Tutti erano in attesa dell’evento, ma a me francamente interessava solo il fatto che, dopo Casaleone, sceso l’onorevole, avrei guidato la 131 fino a Grisignano, fatti salvi alcuni punti critici (tra cui le stazioni di Grisignano e Legnago), ero lì apposta che diamine, dopo tutte quelle fatiche!

Il trillo del campanello annunciante l’arrivo imminente del treno, mi distolse dai pensieri e di lì a poco, ecco comparire il muso imponente del locomotore che riconobbi subito: E 428, semiaerodinamico, 2° serie. “Che bravo questo ragazzo, è appassionato di treni, vero? Lei è il macchinista titolare e scommetto che è suo figlio!” Indovinato, e ci voleva poco!

Ma anch’io avevo indovinato che lui era l’amico dell’onorevole, dall’abbigliamento e dalla doppietta che aveva a tracolla. Così eravamo pari! Lo stridore dei freni sovrastò il brusìo della gente e poi si udì forte e chiaro: “Buongiorno onorevole, fatto buon viaggio? Com’è il tempo a Roma? Qui va tutto bene...” Dal berretto rosso in avvicinamento e dalla mano tesa, non vi erano dubbi su chi parlava e non occorreva proprio indovinare.

... Prego onorevole, la “sua” littorina è pronta come sempre, quando vuole..... “Toh, abbiamo anche un ragazzino stamane, disse guardandomi... Vieni con noi? E come ti chiami? Anche tu la mania dei treni, perché per la caccia è un po’ troppo presto, vero?” Devo dire che mi aspettavo di peggio, viste le premesse.... Lo pensavo presuntuoso e trombone, mentre invece era quasi simpatico, questo onorevole.

Si interessava persino ai ragazzini!
Il trillo del fischietto e la paletta verde del capo, divenuto con l’occasione più solerte e marziale del solito, fecero capire a mio padre che era il momento di lasciare dolcemente la frizione. Ronfando e borbottando, la piccola littorina si allontanava dalla pensilina, per piegare a destra in modo deciso, puntando in direzione nord-est. Pian piano si allontanava il binario “importante” e rimaneva il nostro “piccolo”, ma assai più bello, che attraversava senza ferire il verde e il silenzio delle grandi valli e si confondeva tra i boschi e gli innumerevoli canali e rogge.

Che pace in quel binario di campagna! Ma ecco comparire i primi “mulini” elettrici (li chiamavano mulini, ma in realtà erano piccole centrali elettriche azionate da una ruota orizzontale con pale a forma di cucchiaio, che ruotava immersa nella corrente dei salti di livello dei canali. Queste piccole costruzioni – ancor oggi visibili, pur nella loro totale decadenza (parte anche loro dell’archeologia industriale) – producevano corrente elettrica a 125 volts e alimentavano, non senza problemi di cadute di tensione, case, fattorie e piccole aziende locali. Ci voleva pazienza anche con la luce e allora la gente di pazienza ne aveva molta più di oggi! Ma ecco il casellante, vestito di tutto punto, bandiera verde e corno lucido, salutare militarmente e comunicare che tutto andava bene. Lì avanti c’era il ponte di ferro sul Tartaro e non si sa mai....

A pensarci, la gente aveva ragione a definirlo piccolo. Al cospetto dell’immensità della natura nelle grandi valli, tutto diventava ancor più piccolo: il binario, i “mulini”, le poche case sparse, il ponte di ferro, la littorina, persino il casellante...! Del resto però, piccolo ero anch’io e così tutto quadrava perfettamente.... La curva, la curva. Era il preavviso del ponte e immediatamente un potente sferragliare confermò il suo passaggio. Un’emozione sempre, il ponte! Quasi una magia sospesa che poteva traghettarti in un’altra terra.... “Onorevole, quante ne ha prese l’ultima volta?” (di lepri si intende, non pensate male...). Era Rubino che parlava, seduto sullo strapuntino lato destro della cabina, con un occhio alla linea e uno al personaggio in piedi davanti al cofano. “Eh, si, almeno una decina ne ho prese e poi i fagiani, manco li ricordo tutti.... Abbiamo mangiato per una settimana di fila...” Complimenti, onorevole, una mira infallibile.... E a Roma come va? E’ vero che si trasferirà? Sì, sono un po’ stanco e vorrei fare come Cincinnato, la campagna qui è così bella... ma vedremo.... (Lui impallinava le lepri qui e qualcuno a Roma aveva forse impallinato lui, questo era il mio irriverente pensiero mentre parlava...).

Correndo la linea in modesto rilevato, dalla panoramica cabina della piccola 64, lo sguardo poteva spaziare nel verde e contavo i ponticelli in muratura che si susseguivano, scavalcando canali e rogge. Ecco ora il bosco di pioppi e il sole fare capolino tra le piante, a rallegrare la bella mattina, ecco le bianche betulle.... Che pace e che silenzio in quei luoghi bucolici, davvero un altro mondo.... Il fischio acuto della 64 lo interrompe per qualche istante ma è necessario, lì avanti c’è il passaggio a livello a raso e bisogna fischiare: il cartello con la F bianca e la prudenza lo impongono... Di lì passavano i lenti monocilindrici Landini “testa calda” di buona memoria, tirandosi dietro pesanti carri (a volte sostituiti nel traino dai buoi, ancor più lenti) e poi si sa che i contadini sono sempre distratti....è bene insistere col fischio... Questa volta però solo una persona in bici ci salutò a rispettosa distanza, meglio così! Seduto di traverso sul cofano, a fianco del sedile di guida, coi piedi appoggiati sul fulcro della lunga leva del freno a mano, memorizzavo ogni movimento che avveniva sul banco di manovra e mi beavo del paesaggio che mi circondava.... Sul duro giaciglio (peraltro temporaneo) ero però cullato dal lento rollìo della 64, al ritmo cadenzato dei giunti e, come sospeso tra cielo e terra, il tempo sembrava davvero fermarsi in quella piccola cabina .... e sognavo magiche avventure ferroviarie...

D’un tratto il ronfare sommesso del motore cessa, interrompendo quel magico equilibrio, il controller passa dalla 4° marcia alla posizione neutra, scaricando l’aria della condotta. La mano sinistra impugna la leva color ottone sopra il banco e la sposta di una tacca. “Ci siamo quasi, onorevole”. E questa volta è mio padre a parlare, accompagnato dal soffio del primo grado di frenatura e dai successivi. La velocità diminuisce: ... 70, 60, 50 e la stazione di Casaleone si avvicina rapidamente.... Ecco l’ultimo casello che precede il fabbricato merci (su tutta la linea, fino a Treviso, i caselli erano da guinnes dei primati: oltre 120!). Pesavano non poco sul magro bilancio delle entrate; in ogni casello vi abitavano 2 famiglie, senza voler contare poi le molte stazioni e le fermate a richiesta, col relativo personale addetto... un carico di costi davvero eccessivo....

Ma la guerra interruppe nel 1944 la linea, nella zona di Piazzola sul Brenta, dopo solo pochi mesi di funzionamento pieno fino a Treviso, non fu più ricostruita e così negli anni 50’ si arrivava solo fino a Grisignano di Zocco, da cui si proseguiva per Vicenza con alcune corse.... “Sarà proprio una bella giornata, tanti auguri onorevole e buona caccia” (e giù strette di mano). L’onorevole scese, accompagnato dagli amici e la littorina praticamente si svuotò dei non molti passeggeri. La stazione di Casaleone era in aperta campagna, a 5 km dal paese e questo era un altro problema della linea, concepita per usi militari: l’eccessiva distanza delle stazioni dai paesi..... Così, per non far sapere al nemico dove passava la linea, si correva il rischio che nemmeno gli amici la trovassero.... provare per credere, anche oggi e... auguri a chi lo vorrà fare (io, molti anni fa, ho fotografato tutti i fabbricati di linea fino a TV Santi Quaranta e so cosa vuol dire ricerca in campagna...!).

Allora la bici era quasi l’unico mezzo per raggiungere le dette stazioni, non era per nulla comodo e lo si vedeva.... Quella mattina tre sole persone rimasero con noi (andavano al mercato a Legnago). Anche mio padre era sceso col capotreno Mario a salutare, come prevedeva il cerimoniale. Ecco il momento atteso! Uno sguardo d’intesa e Rubino passò sul sedile di guida, che mi avrebbe ceduto di lì a poco, lontano da certi sguardi...

“Andiamo via, capo?” Via, è la risposta, mentre mio padre e Mario salendo, si portarono entrambi in coda alla littorina, dove c’erano da vedere certi documenti e un M/40 per l’entrata a Legnago. La partenza un po’ nervosa dell’aiuto, portò la littorina oltre gli scambi, a correre in piena linea. Il controller passò dalla 1° alla 2° poi alla 3° marcia e poi.... dai Roberto, vieni a sedere qui.... adesso rallentiamo che c’è il ponte e il passaggio a livello (sulla strada provinciale Casaleone-S.Teresa in Valle-Bergantino), poi riprendi con l’acceleratore, metti in 4° e vai così fino all’avviso della stazione di Aselogna.... Che emozione.... La piccola littorina era magnifica e rispondeva perfettamente ai comandi, accelerava anche con un certo vigore ed eravamo proprio un’unica cosa: il battere del mio cuore si fondeva col battito ben più possente del 6 cilindri Fiat. E pensavo... ecco cosa farò da grande....!

Ma ecco, quasi all’uscita di una leggera curva, l’imprevisto.... Il tachimetro segnava 75 kmh e qualcosa correva in mezzo ai binari.... Non ho capito subito cosa fosse, in fondo era la prima volta che la vedevo... Rubino invece si! Fischia, fischia, vedrai che si sposta, se no la prendiamo in pieno... Immediatamente la mia mano corse al comando del fischio e lo azionai più volte.... Per nulla intimorita, non si spostava, anzi, rivaleggiava in velocità con la 64! Com’era possibile che potesse correre così forte? Non potevo crederci, sarebbe stata questione di attimi... e difatti un colpo sordo annunciò la fine della sua corsa...

Frena, frena! Tolto il piede dall’acceleratore, la mia piccola mano azionò subito la leva gialla, ma non era sufficiente. Dai la “rapida”, dai..... e contemporaneamente sentii la robusta mano di Rubino sulla mia, mandare la leva a fondo corsa.... Se qualcuno può pensare che la “rapida” non fosse in grado di arrestare in poche decine di metri la corsa della 64, lo devo subito deludere. La sua potenza mi schiacciò quasi sul banco e fece accorrere mio padre e il capotreno Mario. E che rumore, anche! Un tornado di aria.... Porca.... ma che succede, disse Mario.... L’abbiamo presa in pieno, capo.... Andiamo subito a recuperarla, è qui vicino.... Detto fatto, le lunghe gambe di Rubino erano già nell’erba e i suoi occhi cercavano freneticamente...

Quando la vidi, confesso che un po’ mi dispiacque, ma ormai.... era fatta! “Qui con una bella bottiglia di clinto, si mangia proprio bene... la Rosetta (moglie di Mario, nativa di quelle parti e ottima cuoca) è brava a farla col sugo, vi ricordate quella volta...?”

Eh si, era proprio una bella e grossa lepre, la prima per me e se non fosse stato per il cacciapietre, forse si sarebbe anche salvata, mancava proprio poco, che stupida a correre proprio lì... Il capo, che aveva parlato pregustando il lauto pasto, un po’ preoccupato dall’orologio che aveva intanto estratto dal taschino, disse: via, via che siamo già in ritardo... però sorrideva guardando lo stipetto del postale... lì dentro, ben avvolto, un passeggero inaspettato avrebbe presto allietato i palati di tutti noi, si pensava.... ma la realtà sarà diversa. Ecco il segnale di via impedita, lato deposito di Legnago. Un’ occhiata alla carbonaia, alla 740 ferma per rifornimento, alla piattaforma girevole, al dormitorio e fine della mia guida. Guai ad entrare in stazione seduto su quel sedile...!

Il dirigente non guardava in faccia nessuno e i bambini gli davano solo fastidio, altrochè macchinisti in erba.... E poi era sempre arrabbiato con tutti, chissà perchè....

Questo racconto potrebbe anche finire qui, non fosse che per l’epilogo. San Sebastiano Asigliano era poco più di un casello, solo una fermata dopo Cologna Veneta. Poche case, un campanile e, a dispetto del doppio nome, Asigliano era assai lontano. Fermata solo a richiesta, all’uscita di una curva, su un incrocio stradale. ...E brutti ricordi.... Solo l’anno prima, una figlia della casellante (vedova con figli piccoli a carico) fu investita da una Alb 80. Troppo vicino il binario, troppo piccolo e pericoloso il cortiletto aperto senza alcuna protezione, troppo vicina la strada e allora dove poter giocare con la palla, quando si è bambini.....?? Dicono che il fischio improvviso la spaventò, perse l’equilibrio e la carenatura bombata delle ruote anteriori della littorina, la colpì in pieno. Non morì, ma restò offesa, aggravando una situazione familiare quasi disperata ....e poi si dice la sfortuna....! Intanto, in cabina sentivo parlottare, ma non capivo di cosa.

Improvvisa la decisione e l’ordine di alt. La 64-131 fermò a S. Sebastiano, ma non c’era nessuno in attesa. Nessuno salì, ma qualcuno scese. Era Rubino che aveva in mano un grosso cartoccio. La prenda, la prenda, per i suoi bambini, noi dobbiamo fare ancora molta strada.... Non so come ringraziarvi, che Dio vi benedica, anche a nome dei miei figli.....

Lasci, lasci stare, intervenne mio padre dal finestrino, cosa vuole che sia.... Saluti i bambini e si riguardi! Arrivederci...... Con un fischio di commiato, la 131 riprese la sua corsa verso Grisignano. Ma si. Era giusto così! Il “passeggero” inaspettato, raccolto poco prima, era passato di mano a chi ne aveva più bisogno. Non servivano parole per spiegare perché....! In cambio avevamo però una bottiglia di quel famoso vino rosso che sa di fragole (clinto dolce da non confondere col più aspro clinton) e così, dato che a Grisignano si mangiava, si poteva, con l’occasione, anche bere bene, senza il rifornimento intermedio delle cantine sociali di Barbarano. Per inciso, la stazione F.S. era denominata Barbarano-Villaga (ma a Villaga c’era solo cemento...) e di fronte, sull’ampio piazzale, c’era anche l’altra stazione Ponte di Barbarano, fermata della linea FTV Vicenza-Noventa, a dare rilevanza ad un piccolo paese di campagna. Come ragazzino lo so, non avrei dovuto approfittarne, ma confesso, non mi dispiaceva affatto quel vino, era dolce e poi... un brindisi per festeggiare ci voleva proprio...! Anch’io, come l’onorevole, avevo pur sempre preso una lepre...

Là a San Sebastiano, fermata a richiesta sperduta nella campagna, ogni tanto, qualche littorina fermava. Non saliva mai nessuno, ma chi scendeva, aveva sempre qualcosa in mano “per i bambini”... Sempre! Fino a quel brutto giorno in cui la littorina non arrivò più, cancellata dall’inarrestabile “progresso”, assieme al “piccolo binario di campagna”, anche lui ormai inutile...


Roberto Mattioni




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